Lotzorai, ridente paesino d’Ogliastra, è situato a circa 1 km dal mare, tra due fiumi: il Pramaera ed il Girasole, che insieme al mare creano una continua e gradevole brezza che nel periodo balneare mitiga la calura estiva. E' al centro dell’immenso anfiteatro formato dal massiccio del “Monte Oro” che lo sovrasta verso Baunei e dalle lontane cime del Gennargentu che stagliano maestose nel cielo terso e ceruleo. Il semicerchio formato dalle montagne protegge la Valle Ogliastrina dal gelido inverno e contribuisce il clima primaverile. Per Lotzorai vale così il detto latino “Hic Ver Assiduum” (qui è un’eterna primavera).
Con i suoi 4000 abitanti Barisardo si trova proprio al centro dell’Orientale Sarda, a quattro chilometri dal mare, in una posizione strategica che in passato rispondeva alla necessità di difendersi da incursioni vandaliche. Per questo nel secolo XVII un decreto del Re di Spagna, Filippo II, ordinò la costruzione di una Torre che solo ora è stata sottoposta a restauro conservativo.
Noto come Barì fino alla costituzione del Regno d’Italia, di tradizione agricola e artigianale, Barisardo ha da poco espresso una nuova vocazione turistica attraverso la costruzione di alberghi e campings a ridosso di spiagge bianchissime. Il suo litorale si estende per dieci chilometri, dalla località di Cea sino alla zona di Teccu che si caratterizza per i suoi promontori di rocce basaltiche, frutto delle eruzioni di un vulcano antichissimo. Davanti, per la felicità degli appassionati di immersioni, fondali marini mozzafiato. Non solo mare comunque: l’entroterra con la natura, i colori e i profumi tipici della macchia mediterranea non delude certo gli amanti di trekking ed escursioni.
Lanusei è sicuramente il centro culturale più importante di tutta l'Ogliastra.
Sede della Diocesi e del Collegio dei Salesiani,del tribunale e dell'ospedale civile, è senza dubbio un posto che suscita grande interesse, soprattutto tra gli studiosi.
Situato tra la montagna e il mare,conta 6000 abitanti e si trova tra i 150 e i 1300 metri di altitudine sul livello del mare.
Meta ambita dai turisti, grazie alla sua posizione strategica, che consente di raggiungere in pochi minuti d' auto le spiagge ogliastrine o le montagne del Gennargentu ,è rinomata per la presenza a pochi chilometri dal paese di un bosco le cui sorgenti possiedono delle proprietà curative.
Il bosco Selene,questo il suo nome,ospita moltissime varietà di animali quali cinghiali,volpi, lepri e rapaci e attira moltissimi visitatori grazie anche alla presenza di un rinomato hotel, un attrezzato camping e numerosi punti di ristoro.
Con un territorio di 216 kmq caratterizzato dalla più densa concentrazione di bellezze naturali in Sardegna, Baunei, 4000 abitanti, è uno dei comuni più importanti dell’isola. La roccia calcarea è il tratto distintivo di tutta la zona (si suppone che lo stesso toponimo Baunei derivi dal greco ‘bainos’, che significa ‘fornace per cuocere le rocce calcaree fino a ottenere calce’) e parlando di record, nell’altopiano del Golgo si apre ‘Su Sterru’, la voragine carsica più profonda d’Europa; non lontano si trovano le antiche pozze chiamate ‘As piscinas’ e la chiesa campestre dedicata a San Pietro.
Famoso in tutta la regione per la qualità del Cannonau, Jerzu è noto appunto come la città del vino.
Questo antico borgo agricolo è situato sul fianco di una collina, tra i territori di mare e montagna.
A 500 metri sul livello del mare, l'abitato appare contornato dagli imponenti tacchi calcarei di Porcu 'e Lidu e di Troiscu, ai quali si affiancano i picchi e i tonneri di Mamillara negli ampi anfiteatri di Gedili e Sant'Antonio.
Potremo definire il paese come un'ampia terrazza che guarda il mare, al quale si avvicina con le sue propaggini di pianure, nella zona di Pelau, dove troviamo la particolare specie d'uva,da cui appunto deriva il nome del tanto conosciuto e apprezzato vino.Infatti è proprio grazie a questa bevanda che il piccolo centro sardo è conosciuto a livello internazionale.
Buonissimi sono anche su “pani conciu", pane cotto nel vino, e "is tacculas", i tordi cotti nel mirto per i quali i cittadini del luogo sono famosi.
Ma non è solo per la tradizione eno-gastronomica che Jerzu è diventato una delle mete preferite dei turisti,infatti grande interesse suscitano alcuni villaggi nuragici e le domus de janas presenti ,soprattutto da parte di studiosi ed esperti .
Si possono infatti ammirare circa 30 nuraghi e una una necropoli situata nel monte Corongiu. Proprio per questo motivo la città sta cerca sta cercando di integrare nella sua economia il turismo,creando strutture di residenza e ristorazione per accogliere al meglio i turisti che scelgono di passare le vacanze tra le meraviglie del territorio e l'ospitalità della gente del luogo.
Adagiato sulle colline ogliastrine a 200 mt di altitudine circondato da una bellissima vegetazione con tantissimi oliveti e vigneti, sorge il ridente paese di Loceri. Il paese è ricco di resti archeologici di varie epoche, tra i quali è possibile visitare le “Domus di Janas” di “Sa Mardona”, i nuraghi di “Nuraxi” e “Cea” e, in quest’ultima località, anche le Tombe dei Giganti. Grazie alla sua posizione il piccolo centro è il punto ideale per conciliare i desideri sia di coloro sia amano la montagna, poiché dista 20 km dal parco del Gennargentu e dal Lago Alto Flumendosa, sia di coloro sia amano il mare e le bellissime spiagge distanti solo 10 km. Vale la pena di arrampicarsi sulla collina che domina il paese di Loceri per visitare il Nuraghe “Serra Uleri”. Dalla sua sommità si domina tutta la valle circostante e si gode uno splendido panorama del paese. Caratteristiche sono le chiesette campestri di “San Bachisio”, in stile barocco popolaresco, risalente al XVII secolo. Prima della sua distruzione attestata intorno al 1316, il paese era forse a cavallo del “Rio de Mesu”, come cerca di essere ancora oggi perché le nuove costruzioni scavalcano quel rio. Appartenne al giudicato di Cagliari prima della sua distruzione, poi agli spagnoli, ai piemontesi e infine all’Italia. Noti i preziosi ricami a mano e i lavori all’uncinetto oltre alle bellissime ceramiche.
La gastronomia locale offre piatti tipici quali: “culurgiones”, “coccoi de forru”, formaggi, prosciutti, “amaretti”, “pardulas”, “gattò”, “paniscedda”, “mustacciolus”, “gueffusu”, ottimi vini e olio d’oliva.
Centro montano dell’Ogliastra, compare per la prima volta in alcuni documenti del 1300. Tutto il territorio è cosparso di testimonianze nuragiche. Seui offre ai visitatori un interessante centro storico, fatto di viuzze tortuose d’impianto medioevale, case in pietra, ballatori, balconcini in ferro battuto. Di notevole interesse il percorso museale storico - etnografico che comprende una palazzina in stile “Liberty”, la “Casa Farci”, il “Carcere Spagnolo” e la “Galleria Civica”. Il museo raccoglie testimonianze della vita contadina, del mondo agro-pastorale, della civiltà mineraria e della cultura artigianale locale. Gli oggetti esposti rappresentano una testimonianza tangibile degli usi e dei costumi delle tradizioni popolari.
Degni di visita sono anche la Chiesa Parrocchiale e alcune Chiese rurali. A testimonianza del passato della comunità seuese c’è da vedere la “laveria del carbone” del '800 e il villaggio minerario di “Fundu de Corongiu”, sito minerario dismesso nel 1959. Nel Comune di Seui e presente una delle stazioni ferroviarie più antica della Sardegna. La ferrovia della Sardegna è l'unica al mondo a scartamento ridotto ancora in attività e solo per questo motivo è considerata un reperto di archeologia industriale ancora vivente ed operante. Si deve ricordare che le Ferrovie della Sardegna compiono ogni anno, per mantenere viva la tradizione del “Trenino Verde”, escursioni che permettano ai turisti di percorrere le tratte ferroviarie più impervie e caratteristiche della Sardegna. Di notevole interesse anche l’oasi naturalistica del “Montarbu” dove si possono osservare falesie calcaree, panorami mozzafiato, endemismi rari sia per la flora sia per la fauna, che fanno del territorio seuese un importante punto di riferimento per il turismo montano. L’economia di Seui si basa principalmente sulla forestazione, allevamento di caprini, produzione artigianale del ferro, legno, dolci, pane, ecc.. Rinomata la gastronomia per gli arrosti tipici ogliastrini e “Su Pani de Saba” (pane impastato con vino cotto).
Il piccolo paese è situato alla base dei suggestivi "Tacchi", altipiani di origine calcarea delimitati dai monti, che si ergono a picco presentando un paesaggio carsico unico in Sardegna. Gran parte dei Tacchi è ricoperta da foreste di lecci ed essenze tipicamente mediterranee che ne aumentano la naturale bellezza. In vari punti affiorano diverse sorgenti che, nei periodi di maggior piovosità , danno origine a delle cascate di indescrivibile bellezza, tra cui quelle di Lecorci, in prossimità dell'abitato (circa 300 mt.), e Lequerci, in località Santa Barbara (7km). Quest'ultima, più suggestiva, ha un salto di 80-100mt. e può raggiungere una larghezza di 60-70mt. Alla base dei Tecchi, poco sopra la cascata Lecorci, si apre la grotta Su Marmuri, una delle più grandi e imponenti della Sardegna. Ha una lunghezza di quasi 100 metri ed un'altezza variabile tra i 30 e i 50 metri. La grotta è un vero monumento sotterraneo che colpisce per la maestosità dell'ingresso, appena dentro si viene rapiti dall'ampiezza delle diverse sale interne,dalla varietà della roccia, la miriade di colori e le dimensioni delle stalattiti e stalagmiti rendono l’ambiente sospeso tra spazio tra tempo.
Simbolo del paese è l'Arco di Barigau, maestoso monumento che rappresenta l'ultima vestigia di un'antica cinta muraria ormai completamente scomparsa; meritano,di essere visitate anche le opere contemporanee di importanti artisti come Maria Lai, Costantino Nivola ed altri ancora, che si inseriscono in piena armonia tra le strutture tradizionali del centro abitato e le incontaminate bellezze naturali e paesaggistiche delle località vicine. Famosi i lavori artigianali su telaio.
Per chi vuole immergersi nella natura incontaminata di questi luoghi sono da ricordare le numerose vie di arrampicata sportiva realizzate in questi anni e il ripristino di vecchi sentieri usati in passato da carbonai e pastori,ora perfettamente segnalati, che si rincorrono tra strapiombi ripidi da mozzare il fiato e boschi di leccio. Tombe dei giganti e costruzioni nuragiche variamente puntellano il territorio nei pressi dei nuraghi isolati , e accompagnano le tracce di insediamenti romani in località Grisaili, Neuletta, Testerei, Cuilis de is iligis ladas, Godditorigius, Cuccurru de Maraccus. Per gli amanti della buona cucina la gastronomia offre arrosti di capra e culurgiones o kokoi prenas, panini Cottu, il tutto innaffiato da un ottimo Cannonau .
Cardedu nasce nella bassa valle del rio Pelau in seguito alla drammatica alluvione del 1951 che condannò a morte il vecchio centro di Gairo, distruggendo le case dei gairesi e costringendo alcune famiglie a trasferirsi sul mare, dove già esisteva una borgata di contadini. Inizialmente frazione di Gairo, Cardedu diventa comune autonomo nel 1984. Vista la sua giovane età, a parte l'antichissima chiesetta campestre della Madonna di Buoncammino, non ha monumenti storici, ma il territorio è ricco comunque di beni archeologici come nuraghi, domus de Janas e persino un pozzo sacro (Su Presoneddu).
Il paese è noto soprattutto per la bellezza dei paesaggi marini e di montagna: basti pensare a tutto il complesso naturalistico ricco di boschi secolari e vegetazione mediterranea che si estende attorno al Monte Ferru, cadendo a picco sul mare. Le spiagge lunghe e bianchissime sono quattro – "Foddini", "Museddu", "Perda e Pera"e "sa Spiaggetta” – e sono meta preferita di molti surfisti per il vento di scirocco che soffia tra i 10 e 15 nodi. Inoltre, le acque di Cardedu sono famose perché fino a qualche decennio fa erano popolate dalla foca monaca.
A parte il turismo, l’attività economica che sostenta il paese maggiormente è l’agricoltura. In particolare la produzione di arance, pesche e uva (e quindi ottimi vini); ma anche miele e formaggio. Tra le specialità gastronomiche, oltre che per il piatto tipico ogliastrino, i culurgiones, a Cardedu sono specializzati nel gattò e negli amaretti.
Forse per la storia giovane del paese, e per il recente sviluppo urbanistico, molti forestieri si sono sentiti in diritto di costruire numerosi insediamenti turistici, rilanciando non poco la vocazione turistica di Cardedu, che in Ogliastra, resta il luogo di vacanza per eccellenza, quello dove si può maggiormente fare vita da spiaggia. Dove cioè, il settore turistico ha faticato meno a decollare, vista la maggior concentrazione rispetto ad altre località della zona, di hotel, residence, agriturismi, b&b, case vacanze e affittacamere.
Il canonico Flavio Cocco indica nelle parole greche "Ghès" e "Rèuo", terra che scorre, le vere radici del nome Gairo. L’ipotesi sembra credibile, considerate le caratteristiche idrogeologiche del territorio, particolarmente soggetto a smottamenti. Ne è un esempio l’alluvione del 1951 che distrusse il paese. Gli abitanti, dopo progressivi cedimenti del terreno, furono costretti ad abbandonarlo definitivamente nel 1963 e a trasferirsi in un nuovo paese sorto più a monte: Gairo Sant’Elena, cioè l’attuale Gairo, che possiede un territorio di 80 Kmq e conta 2000 abitanti.
Ciò che è rimasto della Gairo Vecchia è diventato ormai un’attrazione turistica non da poco, soprattutto per la tecnica costruttiva delle stradine in selciato o terra battuta, unite tra loro, visti i dislivelli, da scale o mulattiere. Il materiale utilizzato era il granito, mentre per il legante si ricorreva alla malta di calce e sabbia. La calce veniva prodotta appositamente a Taquisara (frazione di Gairo), in un forno che ha continuato a funzionare fino alla metà del XX secolo. Di recente è stata asfaltata la via centrale di Gairo Vecchia, in quanto importante collegamento con le campagne circostanti. Sempre nel vecchio borgo, in parte distrutta, si trova la chiesa dello Spirito Santo: leggenda vuole che a fondarla siano state le donne di Ussalai.
Lungo la strada per Cardedu si trova la chiesa campestre di San Lussorio che ospita ogni anno i festeggiamenti dedicati al Santo, mentre nella nuova Gairo sorge quella dedicata allo Spirito Santo Patrono, realizzata in granito sardo e abbellita da un mosaico dell’artista siciliano morto a Cagliari nel 1989, Franco d’Urso. Va ricordata infine la chiesa dedicata a Nostra Signora di Buon Cammino, dove alla fine del ‘700 fu rinvenuto un masso con le iscrizioni dei confini territoriali tra gli antichi popoli della zona.
Un tempo si citava la bellezza dei ricchi boschi di Gairo. Ora, dopo innumerevoli incendi, si parla più di rimboschimento e di salvaguardia del patrimonio boschivo.
Tremila abitanti circa, Arzana si trova nel cuore dell’Ogliastra, ai piedi del monte Idolo, in una posizione invidiabile che permette di guardare il paesaggio che degrada verso il mare. Il nome Arzana deriverebbe da ‘Arthana’ che significa ‘nebbia, brezza fredda’; secondo altri, l’origine etimologica di Arzana sarebbe latina: ‘Aer sana’, cioè aria salubre. Per altri ancora il paese avrebbe origini etrusche.
L’influenza del periodo nuragico è testimoniata dalla presenza di reperti archeologici come il complesso di ‘Ruinas’, zona ricca di boschi dove è possibile avere incontri ravvicinati con mufloni, pernici e lepri. Per non parlare delle domus de janas di Perdixi, dei reperti di Unturgiadore, Sa' e Corrocce e Sa Tanca. Tracce di insediamenti romani si trovano a Tedderieddu, nel villaggio scomparso di Silisè, e nella zona di Su Bangiu (dove è venuto alla luce un impianto termale di età romana). Mentre è di epoca Medievale la croce di bronzo probabilmente rinvenuta a Silisè, e ora custodita ad Arzana, nella chiesa di San Giovanni Battista. Dov’è anche conservato un ostensorio del Seicento di grande valore artistico, attribuito al maestro cagliaritano Antioco Canavera.
Arzana è paese noto anche per annoverare tra i suoi abitanti le ultime artigiane del telaio, per la sua aria particolarmente salubre e per la ricchezza del suo patrimonio idrico (rappresentato in gran parte dalla sorgente di Funtana Orrubia). Acqua e aria pulita sarebbero, secondo alcuni, alla base della longevità degli arzanesi.
L’estate è periodo di sagre: si inizia a maggio con quella dedicata alle erbe medicinali del Gennargentu, luglio propone la ‘Sagra del formaggio e della tundimenta’ (tosatura delle pecore). L’ultima domenica di agosto si festeggia San Vincenzo, con una processione religiosa dei fedeli in costume, a piedi e a cavallo. Ma si svolge a novembre la sagra più affascinante, quella che ogni anno richiama migliaia di visitatori dalla Sardegna e non solo: la “Sagra del porcino d’oro e del novello d’oro”.
Situato lungo la costa orientale dell'isola, Triei è tra i paesi più suggestivi per la sua natura selvaggia, circondato da boschi di lecci, sugherete, carrubi, olivastri e dalla macchia mediterranea, ospitanti una fauna varia. In primavera le colline si vestono del giallo intenso dei fiori di ginestra, infatti il suo nome deriva da "Trieu", di derivazione nuragica, che significa luogo ricco di ginestre. Sulla sua fondazione si ricordano varie leggende: una narra che il paese fu fondato dalle popolazioni costiere che si spostarono verso l'interno per sfuggire ai saccheggi e alle violenze dei Saraceni; un'altra che gli abitanti dell'altopiano di "Osono", situato a 3 chilometri dall'odierno abitato di Triei, scesero a valle nel tentativo di salvarsi da una pestilenza. Il paese è dominato dalla Chiesa dei Santi Cosimo e Damiano; interessanti gli affreschi risalenti al '300.
Il patrimonio agricolo è costituito principalmente dalla coltivazione di vitigni, si producono vini eccellenti e rinomati sin dal 1700 e distillati ("filu 'e ferru"). Costituisce una tradizione locale anche l'apicoltura dalla quale si ottengono varie qualità di miele, come quello raro e pregiato amaro, ottenuto dai fiori di corbezzolo.
A quattro chilometri dall'abitato si trova l'altipiano di Osono, da cui si gode una veduta che si estende a est sul mare e a nord sulle montagne ricoperte da una splendida foresta di lecci e ginepri, dove è facile avvistare branchi di mufloni ed altri animali come volpi, cinghiali, martore... In questa stessa area sono state rinvenute le imponenti tombe dei giganti e la fortezza Bau Nuraxi, testimonianze dell'antica civiltà nuragica. Nel parco di Mullà, a 3 chilometri dal centro abitato, si possono ammirare i lentischi millenari e godere dell'atmosfera dell'antica chiesa (XVIII secolo), in cui si celebra ancora oggi la festa di Sant'Antonio. Di Ardali, frazione di Triei, si ricorda la leggenda secondo la quale l'odierno piccolo centro fu una città ricca e popolosa.
A un chilometro dall'abitato è ubicata una vecchia miniera per l'estrazione dell'argento e del piombo, funzionante fino agli anni '50. Gli artigiani del paese sono abili nella tessitura al telaio. I piatti tipici locali sono il brodo e l'arrosto di capra, arrosti di porchetto, capretto e agnello. Dolci tradizionali sono pabassina, pirighittu, seada, turrone.
Tertenia è il paese più meridionale dell'Ogliastra, al confine con la provincia di Cagliari e ai limiti di quello che nel periodo medievale era il Giudicato Cagliaritano. Situato alle pendici del Monte Giuilea, si distende in un caratteristico vallone di origine tettonica che dal valico di Genna 'e Crexia prosegue in modo quasi uniforme fino alla Marina di S.Lorenzo, a ovest si ferma sugli altipiani calcareo-dolomitici del Taccu Mannu e Tacchixeddu, e a est sulla catena scisto-granitica del Serramari. Al suo fianco, proveniente dai monti di Jerzu, scorre il Rio Quirra, un corso a carattere torrentizio, il corso d’acqua più importante del paese e dell'intera zona.
Il territorio, prevalentemente montuoso, si affaccia sul Tirreno, con una costa di circa 12 chilometri. In tale fascia, come un anfiteatro naturale, si sviluppa la suggestiva spianata marina di Sarrala, formando un ampio litorale movimentato da svariati promontori rossi e da belle dune con sabbie bianche finissime. La lunga costiera contiene un entroterra ricco di interessi molteplici. Fu un polo di attrazione per i remoti navigatori in cerca di spazi favorevoli per l'approdo e la dimora.
Nel complesso l'intero territorio ha una singolare forma squadrata, da cui emerge un'interessante serie di rilievi collinosi con svariati sostrati rocciosi. E’ un territorio vario che presenta asperità, è fortemente frastagliato , e dominato dagli altipiani dolomitici di Taccumannu e Taccixeddu, costellato da una serie di frazioni appartenenti a Comuni diversi, originati da una lontana donazione fatta dalla Contessa Donna Violante Cruz ai comuni del Sarrabus e dell'Ogliastra. Nella gastronomia locale spiccano gli arrosti tipici, pardulas, gattò dolce di miele e mandorle, e saporiti formaggi.
Tra Ilbono e Arzana, a metà strada tra il mare d’Ogliastra e il cuore del Gennargentu, si trova Elini, il centro più piccolo della provincia, abitato solo da 500 anime, cosa che gli conferisce il fascino di paese un po’ fuori dal tempo. Scolpisce l’immagine di borgo incantato e incantevole, il ‘Trenino verde’, la “strana ferrovia”, scriveva nel 1921 David H. Laurence, che “sfreccia per le colline e giù per le valli attorno a curve improvvise, con la massima noncuranza”; nel piccolo paese il trenino ferma in una vecchia stazione costruita nell’Ottocento con blocchi di granito, che il canonico Flavio Cocco definisce “cosa rarissima in Ogliastra”. Merita attenzione, nel centro storico, la chiesa di San Gavino Martire, realizzata nel XX secolo su un impianto cinquecentesco.
Il territorio di Elini è ricco di sorgenti d’acqua purissima che rendono la zona molto fertile e adatta alla coltivazione di piante d'ulivo, vigneti e frutteti, oltre a permettere la crescita di alberi d'alto fusto, come roveri. Soprattutto, è qui che si estende, tra Lanusei e Villagrande, il noto Parco Carmine, ricoperto da una fitta vegetazione di lecci secolari. All’interno del parco, molto frequentato dai turisti (sono previste zone per picnic e punti di ristoro), oltre alle rovine di due nuraghi, non si può non visitare il santuario della Madonna del Monte Carmelo, risalente al XVII secolo ma rimaneggiato recentemente. Proprio a questa Madonna è dedicata il 15 luglio la sagra più importante del paese, con festeggiamenti che si protraggono dal sabato fino al lunedì: la processione parte dalla chiesa del paese e accompagna la Santa sino al santuario. Attraverso un tragitto lungo e faticoso, i fedeli si incamminano con il suono delle “launeddas” e portano sulle spalle la statua della Madonna. Dopo la messa si organizza "Su cumbidu" (il rinfresco), durante il quale vengono offerti dolci tipici. Altre feste di rilievo, quella che si celebra il 18 maggio in onore del patrono San Gavino, e la Sagra della castagna, ogni 25 ottobre.
Adagiato ai piedi del Gennargentu, a quasi 2500 metri sopra il livello del mare si trova il piccolo centro di Ilbono.
Oltre allo splendido panorama della zona costiera ogliastrina che si può godere dal paese,il territorio offre dal punto di vista archeologico, una ricca quantità di siti, infatti sono circa venti i complessi nuragici, primo fra tutti quello di Scerì ,che risale al 2°millennio a.C.
Dentro la cittadina si può invece ammirare un interessante centro storico,sviluppatosi intorno all'antichissima Piazza di Funtana de Idda, dove convergono ancora oggi tutte le strade, alcune strettissime e ciottolate, altre più larghe, per consentire un tempo ai carri a buoi di passare.
Su queste viuzze si affacciano le case antiche, con le finestre minuscole e senza vetri, gli artistici balconi di ferro battuto, gli enormi portoni di legno.
Numerosi sono anche i laboratori artistici presenti nel villaggio;
non è una novità che gli abitanti siano dei bravissimi artigiani ,basti pensare ai bellissimi monumenti presenti come Piazza Andrea Lussu(dedicata all'omonimo pittore sardo),Piazza Sammunadorgiu e Piazza dei Caduti.
Ilbono ha anche una fortissima tradizione religiosa:
Risalgono infatti al periodo paleo-cristiano le due chiese campestri di San Rocco e di San Pietro e al XVII secolo circa quella di San Cristoforo, che sovrasta il paese e la cui piazza in settembre si anima per i festeggiamenti in onore del santo.
La chiesa parrocchiale è dedicata a San Giovanni Battista e custodisce la statua della Madonna delle Grazie, alla quale la prima domenica di luglio è dedicata una sagra,dove per i più golosi oltre alla degustazione di vari prodotti tipici della cucina sarda,sarà possibile assaggiare gli amaretti,dolce alle mandorle caratteristico del luogo.
Girasole è uno dei paesi storicamente più importanti d’Ogliastra, poiché si trova nello stesso sito da oltre 3000 anni. Le sue origini sono antiche, era certamente uno degli scali dei Fenici e dei Cartaginesi. Nel 200 a.C. i romani ne decretano l’importanza strategica quale scalo stagionale. Sottoposta alle pesanti incursioni barbaricine e poi vandaliche nel VI secolo, resistette alle incursioni arabe nei secoli successivi, divenne un fiorente centro, favorita dalla presenza del porto, durante la dominazione pisana e aragonese. Situato in una favorevole posizione geografica, è raggiungibile da tutta la Sardegna: posto lungo l'Orientale Sarda, è a soli 4 Km dal porto di Arbatax e a 3Km dall'aeroporto di Tortolì, mentre dista 141 Km da Cagliari e 171 Km da Olbia.
Girasole è un piccolo paese a un chilometro dal mare, immerso in un verde ancora intatto, al centro della piana d'Ogliastra. Negli ultimi vent'anni la popolazione è quasi raddoppiata soprattutto per il forte impulso del turismo nella zona. Il territorio del Comune di Girasole, che si estende per circa 13 kmq, è il tipico Comune in cui l’attività agricola ricopre una posizione del tutto particolare. Infatti, pur restando l’attività prevalente, con la zona irrigata e ben elettrificata, la crescente industria locale, il vicino porto di Arbatax, la ricettività alberghiera e la crescita demografica, consentono di definire il paese in sicura evoluzione economica. Principali specialità gastronomiche: tipici ravioli “culurgiones” con ripieni diversi.
Circondato da vaste foreste di querce e lecci, il piccolo centro di Urzulei si presenta come un vero paradiso naturale .
Il suo territorio infatti è come un intricato labirinto di gole, canyon, doline, falesie, inghiottitoi, voragini, nurre, guglie, grotte inesplorate, vaste foreste di querce e lecci, che sono diventate habitat di molte specie di animali, come cinghiali, mufloni, pernici, lepri, conigli selvatici, colombacci, aquile reale...
Particolarmente ricco d alberi d'alto fusto e di macchia mediterranea, nonché di fiori rari e preziosi,questo paese è diventato meta di moltissimi visitatori.
Proprio per questo motivo il turismo sta assumendo un ruolo sempre più importante per la cittadina,malgrado la pastorizia sia ancora la sua principale fonte di reddito.
Si organizzano infatti convegni e visite guidate per studiosi e studenti, escursioni a cavallo e a piedi, esplorazioni in grotte, con guide specializzate e attrezzate.
Inoltre Urzulei vanta anche un'invidiabile tradizione artigiana.
E' appunto noto per la produzione di originali tappeti, arazzi, tende, ricami, cestini di asfodelo, pipe, sculture in legno, taglieri e casse panche.
Per chi decidesse di trascorrere qui le sue vacanze da non perdare la buonissima cucina del posto, famosa per i suoi i prosciutti, i culurgiones, le casadinas, il caglio di capretto, il porchetto, la capra del Supramonte, i formaggi di capra e di pecora, il miele amaro di corbezzolo e ottimi vini Cannonau.
Villagrande Strisaili è riparato da una corona di monti che si elevano oltre i 1000 metri, come il Monte Idolo, il Monte Orguda e il Monte Isaladu; a est si apre un'ampia vallata, che scende verso il Mar Tirreno disegnando uno scenario unico, i cui interpreti sono i verdeggianti boschi di leccio, gli arbusti di macchia mediterranea intensamente profumata, zone granitiche e un mare tra i più limpidi e azzurri che l’intera regione offre.
La ricchezza di acque sorgive, i ruscelli che attraversano il suo territorio, danno vita a un consistente patrimonio boschivo: leccio, rovere, querce da sughero, ginepri, ontano, salice e agrifoglio, presenti nei boschi di Santa Barbara, Sa Pauli, Monte Idolo, Saromonis, Nuradulu, nelle foreste Gambasuntas e del Gennargentu. Il sottobosco è costituito da corbezzolo, erica, cisto, mirto, timo, lentischio, elicriso e tante piante officinali ancora in usa dalle genti del luogo per creare rimedi casalinghi ai piccoli malesseri, come la digitale, la genziana...
Nel XII secolo il paese fece parte della Curatoria e poi del Giudicato d'Ogliastra, in seguito passò ai pisani, agli aragonesi e agli spagnoli. Intorno al 1670 la distruzione del villaggio Onnis e il conseguente sfruttamento dei suoi pascoli, originò una lotta sanguinosa nota come Faida tra i pastori di Fonni e Villagrande che durò per quasi duecento anni. La presenza prenuragica è ancora apprezzabile grazie alla sopravvivenza da cinque domus de janas in perfetto stato di conservazione a Coile Bruxiau, Su Strumpu, Corte 'e Marceddu, S'Orciada e Rio Settile, e da un menhir, Sa Preda 'e s'Orcu.I resti di una tomba megalitica si trovano all'interno del bosco di Santa Barbara uno dei polmoni verdi dell’intera regione ogliastrina. Le testimonianze nuragiche sono molto rilevanti: sette tombe dei giganti, diciassette nuraghi e, sparsi nel territorio, dieci villaggi nuragici. Una particolare menzione merita il sito nuragico di S'Arcu 'e Forros, con il suo tempio a Megaron e i due templi a pozzo.
Diffusi gli allevamenti di visoni, maiali, ovaiole, quaglie, e la produzione di mele. Villagrande è un paese che conta molti pastori di tipo tradizionale, ma ci sono anche aziende moderne proiettate verso il futuro che segnano il legame tra passato e futuro senza allontanarsi dalla terra. Da citare, inoltre, i lavori artigianali in legno, ferro battuto e le lavorazioni di coperte e tappeti eseguiti con antichi telai.
Tortolì è la città più popolosa dell'Ogliastra e si estende fino alla bellissima baia di Arbatax; per ciò che riguarda la viabilità, il porto e dell'aeroporto di terzo livello, consentono un collegamento diretto con la penisola. La sua origine è incerta, così come il suo nome che secondo alcuni deriverebbe da Ilio.
Alcuni pensano che la cittadina sia stata fondata dai troiani in fuga, mentre secondo altri significherebbe "Paese delle tortore" .Situato in una vasta pianura che si spinge verso il mare, Tortolì rappresenta uno dei centri più rinomati della costa orientale. Ricco di agrumeti, è caratterizzato dalla suggestiva bellezza delle coste, ricchissima di particolari scogliere di porfidio rosso e di spiagge bianche che percorrono la costa per chilometri.
Tra queste spiccano per la finezza della sabbia e la limpidezza dell'acqua il Lido di Orrì e Porto Frailis, questa si affaccia sull'omonima baia.
La presenza di numerosi villaggi turistici di alberghi e di alcuni campeggi situati nelle cale più belle della costa, consente di ospitare migliaia di turisti. La realizzazione del porticciolo turistico all'interno del porto di Arbatax ha incrementato l'afflusso di diportisti nautici: per i servizi offerti, il porticciolo è diventato una meta quasi obbligatoria per chi naviga lungo la costa orientale sarda.
Interessanti alcune testimonianze storiche e preistoriche, le maggiori delle quali in prossimità della chiesa rurale di San Salvatore (dove sono presenti menhir, domus de janas, tombe dei Giganti e nuraghi) che richiamano storie di antichi abitanti avvolti ancora da mistero, e di San Lussorio (dove si trovano le rovine di un villaggio di età romana).Si pensa che la popolazione si sia trasferita nella posizione in cui si trova oggi intorno al X secolo, a causa delle continue invasioni saracene. La sua struttura urbana risale all’800,in questo periodo sorgono i bei palazzi e la piazza centrale dove si svolgeva la passeggiata su cui si affacciavano le botteghe dei mercanti e dei tavernai. Di recente è diventato 'Su Logu de s'Iscultura', Museo d'arte contemporanea a cielo aperto, che offre opere di artisti quali Mauro Stacciali, Antonio Levolella, Umberto Mariani, Maria Lai, Ascanio Renda, Pietro Coltella, Hitetoski Nagasawa.
Per quanto riguarda la cucina locale,conserva una ricca tradizione di piatti di terra come i culurgiones dalla accattivante forma a chicco di grano piccole opere d’arte realizzate dalle delicate mani delle donne ogliatrine e alcune specialità ittiche come la bottarga proveniente dallo stagno considerata la migliore dell'isola.
Il paese è situato su un'ampia vallata compresa fra una montagna ricoperta dal bosco Padente Mannu e dalla Serra Longa. Il territorio, è aspro e pietroso, avarissimo, così ricco di boschi. Tante le fonti sorgive e i corsi d'acqua, molte le miniere abbandonate, tra cui Su Zippiri, ricca di rame e carbonato , e quella con alcuni filoni di pirite argentifera a Monterbiu,. Alcuni storici fanno risalire l'origine del nome alla lingua mesopotamica attribuendogli il significato di "splendore del cielo", altri invece all'etrusco Talana, divinità femminile della giovinezza. Una storia che parte dunque da lontano, quella di questo piccolo centro: fece parte del Giudicato di Gallura dall'inizio del 1300, passò poi ai Pisani, agli Aragonesi, agli Spagnoli, agli
Austriaci e infine ai Piemontesi. Il suo territorio conserva alcune “domus de janas” nella zona Silacararo, queste sono le uniche tracce di una vita prenuragica, e hanno la caratteristica di essere tra loro comunicanti. Interessante anche la presenza dei nuraghi posti nelle zone più elevate della Sardegna: il Nuraghe Odrollai (1173 m), quello di Bruncu Tortari (1214 m) e di Bruncu Pisu Cerbu (1348 m). Meno impervio è raggiungere il complesso nuragico di Bau 'e Tanca, a qualche chilometro dal paese,che presenta una struttura particolare dovuta all'insolita simmetria dei nuclei che formano il villaggio. Un’unica testimonianza del periodo romano è rappresentata da tesoretto formato da denari, di un ignoto collezionista: il fortunato ritrovamento avvenne nel 1921 in località Sorgargia qui furono trovate 676 monete imperiali in bronzo che testimoniano un lungo periodo imperiale di ben 30 imperatori.
Tra gli altri monumenti visitabili si ricorda la chiesa parrocchiale di Santa Marta costruita da un architetto ignoto; i lavori, iniziarono nel 1831, terminarono nel 1909, ma alla sua costruzione contribuì tutto il paese, perciò è molto amata e ad essa sono affezionati i Talanesi . Il suo stile è classicheggiante, la chiesa si presenta con un’unica una navata e ai lati si aprono sette nicchie, al suo interno conserva delle bellissime statue in legno del 1700 e una croce argentata di periodo sconosciuto. Infine ricordiamo la chiesetta campestre di Sant'Efisio, del 1700, è importante perché la sua sagra inaugura l'inizio delle feste campestri ogliastrine.