Gairo

Il canonico Flavio Cocco indica nelle parole greche "Ghès" e "Rèuo", terra che scorre, le vere radici del nome Gairo. L’ipotesi sembra credibile, considerate le caratteristiche idrogeologiche del territorio, particolarmente soggetto a smottamenti. Ne è un esempio l’alluvione del 1951 che distrusse il paese. Gli abitanti, dopo progressivi cedimenti del terreno, furono costretti ad abbandonarlo definitivamente nel 1963 e a trasferirsi in un nuovo paese sorto più a monte: Gairo Sant’Elena, cioè l’attuale Gairo, che possiede un territorio di 80 Kmq e conta 2000 abitanti.

Ciò che è rimasto della Gairo Vecchia è diventato ormai un’attrazione turistica non da poco, soprattutto per la tecnica costruttiva delle stradine in selciato o terra battuta, unite tra loro, visti i dislivelli, da scale o mulattiere. Il materiale utilizzato era il granito, mentre per il legante si ricorreva alla malta di calce e sabbia. La calce veniva prodotta appositamente a Taquisara (frazione di Gairo), in un forno che ha continuato a funzionare fino alla metà del XX secolo. Di recente è stata asfaltata la via centrale di Gairo Vecchia, in quanto importante collegamento con le campagne circostanti. Sempre nel vecchio borgo, in parte distrutta, si trova la chiesa dello Spirito Santo: leggenda vuole che a fondarla siano state le donne di Ussalai.

Lungo la strada per Cardedu si trova la chiesa campestre di San Lussorio che ospita ogni anno i festeggiamenti dedicati al Santo, mentre nella nuova Gairo sorge quella dedicata allo Spirito Santo Patrono, realizzata in granito sardo e abbellita da un mosaico dell’artista siciliano morto a Cagliari nel 1989, Franco d’Urso. Va ricordata infine la chiesa dedicata a Nostra Signora di Buon Cammino, dove alla fine del ‘700 fu rinvenuto un masso con le iscrizioni dei confini territoriali tra gli antichi popoli della zona.

Un tempo si citava la bellezza dei ricchi boschi di Gairo. Ora, dopo innumerevoli incendi, si parla più di rimboschimento e di salvaguardia del patrimonio boschivo.

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